DL Rilancio, ecco tutte le misure per le imprese agricole

DL Rilancio, ecco tutte le misure per le imprese agricole
4 Giugno 2020 Michele Spallino

Si è parlato tanto, e giustamente, di regolarizzazione dei lavoratori stranieri, ma le imprese agricole italiane, comparto fondamentale per l’economia del Paese, necessitano di tanto altro. E sembra che il Governo ne sia cosciente, stando al  pacchetto di misure contenute nel DL Rilancio, tra quelle tese a risollevare le imprese in genere e quelle specificatamente pensate per l’agricoltura.

Ecco, grazie allo speciale di QuiFinanza, le principali:

 

Contributi a fondo perduto

Tra le misure di cui le imprese agricole titolari di reddito agrario potranno beneficiare ci sono i contributi a fondo perduto. Tali imprese, come viene illustrato dall’art. 28 del decreto, non dovranno avere ricavi superiori ai 5 milioni nel periodo di imposta precedente, e il contributo viene assegnato “a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019”. 

Fondo per le filiere in crisi

Altra misura, l’istituzione di un “Fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi”, di cui si parla all’art. 213. La dotazione economica di questo fondo è di 450 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzata all’attuazione di interventi di ristoro per i danni subiti dal settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura.

Come spiega la relazione illustrativa del provvedimento, l’emergenza Covid 19 ha comportato la chiusura di gran parte degli esercizi pubblici di ristorazione, con una fortissima contrazione della domanda in particolare di alcuni prodotti, e un rallentamento generalizzato delle esportazioni dei prodotti agricoli e agroalimentari. Proprio a tale scopo, la norma “interviene per un sostegno diretto delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura“. I settori che, a questo proposito, hanno maggiormente risentito della crisi sono il florovivaismo, quello lattiero-caseario, zootecnico, vinicolo, della pesca e dell’acquacoltura.

Fondo ammasso privato per latte e derivati

All’art. 214 si prevede poi l’istituzione di un Fondo con una dotazione di 45 milioni di euro da destinare alla concessione di aiuti all’ammasso privato di latte bovino, bufalino e ovicaprino, oltre ai relativi semilavorati e prodotti trasformati. L’ammasso privato, si spiega nella relazione illustrativa, è “una misura adottata nell’ambito delle Organizzazioni comuni di mercato anche a livello UE, per contribuire a stabilizzare i mercati in periodi di crisi, alleggerendo e dilazionando l’offerta del prodotto”, ma, dal momento che “reca insufficienti disponibilità finanziarie” è necessario integrare la relativa dotazione con risorse nazionali.

L’aiuto, che viene determinato “in ragione delle spese fisse di ammasso e di ogni giorno di immagazzinamento per tonnellata di prodotto, per un periodo minimo di 60 e massimo di 180 giorni”, viene concesso per il latte e i suoi derivati rigorosamente prodotti in Italia nel periodo dell’emergenza. La condizione per accedere a tale aiuto è che lo stesso venga liquidato all’impresa agricola nel rispetto nella normativa sulle pratiche sleali. Il Fondo può essere utilizzato anche per la concessione di un aiuto sull’ammasso privato di carne bovina e suina.

L’intero settore zootecnico è in forte difficoltà in questo periodo a causa della chiusura di mense e punti di ristorazione e del rallentamento delle esportazioni. Il problema più grosso si riscontra per i trasformati del latte destinati al consumo fresco, in particolare le mozzarelle, che a seguito della chiusura della ristorazione non hanno più trovato i principali sbocchi commerciali. In una situazione simile si trovano però anche le carni.  La misura è quindi volta ad alleggerire il peso finanziario che grava sulle imprese produttrici, cercando di compensare parzialmente alle spese di stoccaggio e di stagionatura di tali prodotti, destinati ad essere immessi in commercio mesi dopo la loro produzione.

Agrumi, allevamento ovino, vino

Il Dl Rilancio interviene poi a sostegno di settori come l’agrumicoltura e l’allevamento ovino con un incremento del fondo da 5 milioni di euro (art. 215), mentre, per affrontare la crisi nel settore vitivinicolo, viene stanziato l’importo di 100 milioni di euro per l’anno 2020. Di tale aiuto possono beneficiare le imprese viticole obbligate alla tenuta del Registro telematico “che si impegnano alla riduzione volontaria della produzione di uve destinate a vini a denominazione di origine ed a indicazione geografica attraverso la pratica della vendemmia verde da realizzare nella corrente campagna”. Tale riduzione non può essere inferiore al 20% “rispetto al valore medio delle quantità prodotte negli ultimi 5 anni, escludendo le campagne con produzione massima e minima”. 

Anticipo Pac

Altra misura, l’anticipo del 70% degli aiuti Pac (Politica Agraria Comune) per il 2020. L’obiettivo del provvedimento è quello di assistere le aziende agricole che non si siano riuscite a presentare la domanda “semplificata” di anticipazione al 70%, estendendo la possibilità anche a loro.

Deroghe e proroghe per le imprese agricole

Le aziende agricole potranno beneficiare anche della proroga delle agevolazioni dei “patti territoriali” e dei “contratti d’area”, pensata per quelle imprese che, a causa dell’emergenza sanitaria, non hanno potuto rispettare i termini degli adempimenti. C’è poi la deroga al divieto, stabilito dalla normativa Ue, di concessione degli aiuti di Stato alle imprese che li avevano percepiti illegalmente e non li hanno rimborsati. 

Misure a sostegno del lavoro agricolo

Quanto al lavoro agricolo, come prevede l’art. 101, i beneficiari di ammortizzatori sociali, Naspi e Dis-Coll e di reddito di cittadinanza possono stipulare contratti con datori di lavoro del settore agricolo per un massimo di 2 mesi senza perdere i benefici delle prestazioni, nel limite di 2mila euro per il 2020.

Il Decreto prevede anche che la cassa integrazione salariale operai agricoli (Cisoa), per eventi riconducibili all’emergenza Covid-19, venga concessa direttamente dall’Inps senza autorizzazione da parte della Commissione provinciale, per un numero di 120 giornate (20 settimane) utilizzabili fino al 31 dicembre 2020.

Viene poi aumentata la cassa integrazione in deroga per i braccianti agricoli aumenta da 9 a 18 settimane e vengono accelerate le procedure di pagamento diretto da parte dell’Inps. Prorogate anche per il mese di aprile le indennità di 600 per i coltivatori diretti, i coadiuvanti iscritti e gli Iap.

Regolarizzazione dei lavoratori stranieri

Vi è poi la regolarizzazione dei lavoratori stranieri. La richiesta può essere presentata dai datori di lavoro o dai cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 non rinnovato, che possono chiederne uno nuovo temporaneo alla questura della validità di 6 mesi. 

La domanda, anche per l’emersione dei rapporti di lavoro con lavoratori italiani o comunitari, va presentata dall’1 giugno al 15 luglio 2020 all’Inps o allo sportello unico. 

Per presentare tali richieste, a carico dell datore di lavoro è un contributo forfettario di 400 euro per lavoratore per gli oneri dell’adempimento. È anche previsto, sempre su base forfettaria, un contributo per le somme dovute dal datore di lavoro per retribuzioni, tasse e previdenza.

Mutui per consorzi di bonifica ed enti irrigui

All’art. 218, il decreto prevede infine la concessione di mutui ai consorzi di bonifica ed enti irrigui da parte di Cassa depositi e prestiti o di altri istituti finanziari abilitati. I mutui sono concessi nell’importo massimo complessivo di 500 milioni di euro, con capitale da restituire in rate annuali di pari importo per cinque anni, a decorrere dal 2021 e fino al 2025. Gli interessi, a carico del bilancio dello Stato, che maturano nel corso del periodo di utilizzo del finanziamento, con decorrenza dal giorno successivo alla erogazione, saranno determinati nel limite massimo complessivo di 10 milioni di euro annui.

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